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Presentiamo come in un itinerario le tracce fiorentine di uno dei più grandi innovatori della pittura italiana, Angelo di Bondone, detto Giotto.

giotto angelo di bondone

Giotto, di origini mugellane, allievo di Cimabue, divenne in breve tempo un vero e proprio mito artistico e culturale della sua epoca (e delle successive): da Firenze ad Assisi, da Padova a Napoli, da Rimini a Milano, lasciò i segni di un’arte profondamente innovativa, che rompe gli schemi bizantini della pittura, acquisendo il senso dello spazio, del volume e del colore. La sua attività è comunque attestata a Firenze dal 1314 alla sua morte nel 1337. Firenze si trovava in una fase di eccezionale fermento culturale e artistico e la bottega di Giotto era attivissima.
Cerchiamo allora le opere del maestro a Firenze.

La novità di Giotto si coglie nel corpo pesante e reale nella sua plasticità del Crocifisso di Santa Maria Novella (databile fra il 1290 e il 1300), un Cristo sofferente e realistico collocato al centro della navata dopo un lungo restauro.

Lo stesso, rivoluzionario realismo si ritrova in un’opera della maturità dell’artista, la Madonna in Maestà conservata nella prima sala degli Uffizi: un trono abilmente scorciato con una verosimile prospettiva; corpi riprodotti con le giuste proporzioni, colti in movimenti naturali, con ombre che fanno intuire la profondità e il volume. Tutti elementi assolutamente sconvolgenti per l’occhio di un osservatore del ‘300, abituato alla fissità schematica della pittura bizantina. Questa Madonna era stata dipinta per la comunità degli Umiliati che risiedevano nella chiesa di Ognissanti.

Proprio a Ognissanti si trova il Crocifisso, databile intorno al 1315. La figura dolente è rappresentata con precisione di dettaglio anatomico.

In un itinerario giottesco a Firenze non possono mancare gli affreschi delle cappelle della Basilica di Santa Croce, che il Maestro affrescò per alcune delle più ricche famiglie di banchieri e mercanti.

La Cappella Bardi riporta scene della Vita di San Francesco, con un'ambientazione semplificata ma con il focus tutto sulle persone e le loro emozioni. La Cappella Peruzzi illustra invece le Storie di San Giovanni Battista ed Evangelista con scene che si leggono dall'altro verso il basso.

Purtroppo il Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte è chiuso: esso conserva la prima opera eseguita in autonomia da Giotto, la Madonna di San Giorgio alla Costa.

Opera della maturità di Giotto è il Santo Stefano (conservato presso il Museo della Fondazione Horne), riconosciuto come opera autografa dallo stesso collezionista inglese, Herbert Percy Horne. 

E se fino ad ora abbiamo parlato di pittura, Giotto fu anche capomastro nella fabbrica di Santa Maria del Fiore, occupandosi del campanile. La morte lo colse mentre era all'opera, e il "campanile di Giotto" è tale soltanto fino all'altezza del primo ordine, il cantiere passò poi nelle mani di Andrea Pisano.

Giotto è sepolto in Santa Reparata, nella cripta dell'attuale Cattedrale.

 

Pubblicato il 17/11/2015

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