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A Firenze si possono ammirare alcuni pregevolissimi esempi stilistici di gusto Liberty, che si concentrano soprattutto a ridosso dell’area ottocentesca, oltre la cinta viaria dei viali voluti dal Poggi.

Proprio qui, sull’onda dell’espansione urbana a cui il breve e intenso periodo di Firenze capitale diede l’avvio, gli interpreti fiorentini (il principale fu l’architetto Giovanni Michelazzi) applicarono gli stilemi dell’arte nuova all’edilizia residenziale della ricca borghesia dell’epoca.

il villino broggi caraceni

Ma anche nel centro storico sono visibili alcune testimonianze, che possiamo radunare in una sorta di itinerario Liberty. Il primo episodio cittadino autenticamente liberty risale al 1903 e sono i Magazzini Pola e Todescan (via Brunelleschi, angolo via de’ Pecori). Affascinante anche la slanciata casa-galleria incastonata tra i palazzi di Borgo Ognissanti (al n. 26).

Seguendo poi la direttrice urbana ottocentesca e “tagliando” la città rinascimentale, si arriva in Piazza d’Azeglio, al n. 39, dove la solida facciata del Villino Uzielli è alleggerita da raffinati motivi decorativi (rivelando peraltro elementi che rimandano agli stilemi eclettici).

Una breve passeggiata e si raggiunge piazza Beccaria, nelle cui vicinanze la tipologia del villino borghese liberty trova la sua maggiore diffusione.  La ricchezza, la varietà e l’originalità dell’elemento decorativo si inseriscono, rinnovandole, nelle tradizionali volumetrie architettoniche, nelle quali non raramente sono presenti forti tensioni nelle linee strutturali, con esiti talvolta eccentricamente “scenografici”.

Si trovano esempi particolarmente significativi in via Scipione Ammirato, nel villino Brogi Caraceni (al n. 99), e nel villino Ravazzini (al n. 101). In via Orcagna, la casa Antonini (al n. 53), offre originali esempi di gusto decorativo nel balcone, nella facciata e nel cancello, mentre nella parallela via del Ghirlandaio (al n, 52, edificata tra il 1909 e il 1914), la facciata della casa studio di Galileo Chini, uno dei maggiori interpreti del movimento artistico a livello nazionale, offre tracce di decorazione klimtiana, due altorilievi ed altri interessanti motivi ornamentali.

Spostandoci poi nell’area compresa tra la stazione di Campo Marte e Piazzale Donatello, si incontrano notevoli esempi anche di edilizia residenziale, come le palazzine (via Nardi, ai nn. 1/3, 15 e 27; viale Mazzini, nn. 32-36), mentre il Villino Ciuti (via della Robbia n. 74), inclina a suggestioni neogotiche, che divengono bizantineggianti nel villino Baroncelli (via Duprè n. 75, non lontano dallo stadio comunale), laddove lo Studio Carnielo (piazza Savonarola n.14) manifesta evidenti influssi neoclassici e “secessionisti”; edifici, questi, più in linea con quella tendenza eclettica (compresenza di stili diversi, con “revival” anche neorinascimentale), che precedette ed affiancò la diffusione propiamente liberty.

Un breve tragitto verso un’altra storica periferia urbana, e potremo ammirare le splendide soluzioni decorative in ferro battuto del Villino Lampredi (via Giano della Bella nn. 9-13, parallela a viale Petrarca, non lontano da Porta Romana), ed altri esempi in direzione del Poggio Imperiale.

E se la fruizione estetica vi farà appassionare alla bellezza liberty, un tragitto, stavolta più impegnativo ma davvero imprevedibile, potrà condurvi a Borgo San lorenzo, sulle orme di Galileo Chini, che diffuse in tutto il mondo le produzioni di ceramiche, vetrate, ferri battuti e mobili delle Manifattura Fornaci di San Lorenzo, lasciando la sua impronta, oltre che in vari degli edifici fiorentini descritti, in molte locali abitazioni private, come il villino Chini, la villa Pecori Giraldi, che è anche sede del Museo dedicato al Liberty stesso, i villini del viale della Repubblica, oltre che in edifici religiosi e pubblici della zona.

 

Pubblicato il 11/1/2016

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