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Una delle più antiche istituzioni europee per l’assistenza all’infanzia ha riaperto, dopo un importante intervento di restauro, il suo splendido museo completamente rinnovato.

Era il lontano 1419 quando Filippo Brunelleschi fu incaricato dall’Arte della Seta di realizzare un edificio esclusivamente destinato ad accogliere i fanciulli abbandonati e gli orfani: la sua idea di aprire un ampio e armonioso loggiato lungo tutta la facciata dell’edificio su piazza Santissima Annunziata - idea che sarebbe stata seguita nei due secoli successivi con la realizzazione delle restanti quinte - aprì le porte all’architettura rinascimentale, ed al nuovo significato umanistico, ed urbanistico, di “piazza”.

Il nuovo, bellissimo museo è un elemento integrante dell’Istituto che fonda le sue radici nella nuova concezione dell’uomo diffusa nel mondo dal Rinascimento, e che ha fatto della tutela, dell’educazione e della difesa dei diritti dell’infanzia la sua missione. Il percorso museale si snoda lungo tre linee tematiche: la storia, l’architettura, l’arte. Un complesso architettonico di grandissimo valore (la nuova architettura rinascimentale nasce qui, con Brunelleschi), ricco di storia (di straordinario interesse documentario è lo sterminato archivio dell’Istituto dove, non casualmente, ha sede il Centro Internazionale di Ricerca dei Diritti dell’Infanzia dell’Unicef) e di arte (la prestigiosa raccolta al primo piano vanta opere di Botticelli, Ghirlandaio, Luca della Robbia, Piero di Cosimo e tanti altri).

L’ingresso si trova sul lato destro della facciata ed immette direttamente al percorso storico che si snoda nei sottosuoli, originariamente destinati a servizi e magazzini. Il visitatore è introdotto, oltre che da un pannello che ripercorre le principali vicende storiche dell’Istituto, anche da due contenuti multimediali (uno sulla storia dell’assistenza all’infanzia nella Firenze del Quattrocento, e l’altro sull’evoluzione del complesso architettonico). Una serie di opere d’arte, di reperti, di oggetti testimoniano la storia e la vita quotidiana dell’istituzione,  dal 1475 (quando venne accolta la prima bambina) al 1875 (anno in cui fu chiusa la “ruota” in cui venivano abbandonati i bambini). Di grande impatto emotivo è la sezione che contiene, in altrettante teche che si illuminano con delicatezza ogni volta che vengono aperte, 140 segni di riconoscimento: i genitori introducevano fra le fasce del bambino che stavano abbandonando uno o più oggetti tagliati a metà (quasi metaforici frammenti di amori spezzati: medagliette, anelli, bottoni e tanti altri piccoli oggetti) nella speranza di poter, un giorno, ricongiungersi col proprio bambino, facendo combaciare l’altra metà dell’oggetto come segno di prova.  Le biografie di alcuni bambini qui accolti, comunemente detti “nocentini”, sono leggibili nei quattro touch screen accanto a quest’ultima sezione. Cognomi ricorrenti a Firenze come Nocentini, appunto, ma anche Innocenti e Degl’Innocenti denotavano spesso la provenienza da questo istituto.

Al piano superiore, nella lunga sala che si affaccia sulla piazza, al di sopra del loggiato brunelleschiano, è allestita la preziosa raccolta d’arte esposta secondo un criterio cronologico: si passa dagli splendidi frammenti di affreschi di Giottino ad  un notevole Crocifisso ligneo trecentesco (esposto per la prima volta dopo un accurato restauro), dalla bellissima Madonna con bambino, in terracotta invetriata di Luca della Robbia, all’analogo soggetto dipinto da Sandro Botticelli sotto l’influsso del maestro, Filippo Lippi. In fondo alla galleria, una sala raccoglie tre preziose pale d’altare provenienti dalla Chiesa di S. Maria degli Innocenti: al centro la celebre Adorazione dei Magi di Domenico del Ghirlandaio e, ai lati,  la Madonna con Bambino e Santi di Piero di Cosimo e l’incoronazione della Vergine di Neri di Bicci.

Fino a fine restauro sono stati visibili in tutta la loro bellezza (ad altezza d’uomo) gli splendidi putti “in fasce” di Andrea della Robbia, immagine-simbolo dell’Istituto, ora ricollocati in facciata.

Nel punto più alto del complesso, al di sopra del salone Brunelleschi, è stata per la prima volta aperta al pubblico la grande loggia (in origine era lo stenditoio-lavanderia) che ospita la caffetteria, con scorci davvero inediti sulla città. L'impegnativo intervento sul complesso ha previsto anche il restauro dei due cortili monumentali, quello degli uomini e quello delle donne.

Il museo è totalmente accessibile per il pubblico diversamente abile, ed è dotato di didascalie e percorsi audio guidati, in italiano e inglese, sia per adulti che per bambini.

A conferma della propria storica vocazione,  all’interno dell’Istituto si trova anche La bottega dei Ragazzi che ha da poco riaperto i suoi laboratori creativi per avvicinare i più piccoli (dai 3 agli 11 anni) al mondo dell’arte e delle tecniche artistiche. Un’altra proposta per famiglie e bambini, in italiano e inglese, è anche il Family Tour (un kit composto da vari materiali, anche in formato digitale), noleggiabile gratuitamente presso il nuovo bookshop.

Uscendo dal museo, procedendo a destra fino in fondo al loggiato, non possiamo non notare la famosa “ruota” dove un tempo, fino al 1875, venivano abbandonati i bambini; si tratta di un luogo-simbolo di questa caritatevole istituzione, la cui preziosa attività non si è mai interrotta nel corso dei suoi oltre sei secoli di vita.


Il museo è aperto tutti i giorni , ingresso: € 7,00.
Per informazioni +39 055 20371, per prenotazioni + 39 848 082380.

www.istitutodeglinnocenti.it

Pubblicato il 20/9/2016

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