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Tommaso di ser Giovanni Cassai, meglio conosciuto con il nome di Masaccio, nacque in Castel San Giovanni, detto oggi San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo il 21 dicembre 1401. Pittore rivoluzionario del Rinascimento fiorentino, nella sua breve vita ha lasciato importantissime testimonianze artistiche sia nella città di Firenze che nel territorio toscano.

ponte mediceoIl nostro itinerario inizia a Firenze dove numerose e importanti sono le opere dell'artista.

Visitando la Galleria degli Uffizi si ammirano due dipinti su tavola di Masaccio: la Madonna "Casini" o del solletico (1420-'22) e la Pala "Metterza (1424), entrambe opere giovanili. Il genio rivoluzionario del pittore valdarnese si dispiega in tutta la sua potenza innovativa ed espressiva negli affreschi della Cappella Brancacci nella chiesa di S. Maria del Carmine a Firenze (1424-1427/28).

Un'ulteriore e fondamentale tappa del percorso stilistico masaccesco è rappresentata dall'affresco con la Santissima Trinità (1428), nella basilica di Santa Maria Novella; l'opera fu terminata dall'artista subito prima del soggiorno romano durante il quale trovò la morte (1428).

Allontanandosi da Firenze si parte dalla Piazza di Badia a Ripoli e si imbocca la Via del Pian di Ripoli (SP1). Seguendo questa direttrice si svolta a destra salendo in direzione di Rimaggio. La chiesa di Santa Maria a Quarto di Rimaggio è già citata nel 1299 come dipendente dal piviere di Bagno a Ripoli; è stata oggetto, nei secoli, di profonde trasformazioni fino ad assumere, nell'interno, l'aspetto neogotico attuale dovuto al progetto di Giuseppe Castellucci (1930); l'edificio conserva, fra le altre opere, un trittico che raffigura una Madonna in trono e angeli, di Bicci di Lorenzo.

Si retrocede brevemente e si imbocca la deviazione che conduce alla chiesa di San Lorenzo a Vicchio di Rimaggio, citata già nel XII secolo e più volte rimaneggiata fino ad assumere, all'esterno, un aspetto neogotico. Sulla parete destra un affresco frammentario rappresenta l'Ingresso delle anime in Paradiso, dovuto a Cenni di Francesco (Cenni di Francesco di ser Cenni, Firenze, documentato dal 1369 al 1415; alla stessa mano si deve la tavola cuspidata, collocata sulla parete sinistra, raffigurante lo Sposalizio mistico di Santa Caterina e Santi (1400 circa).

Si prosegue nell'itinerario oltrepassando Vallina, località dalla quale si dirama la strada che conduce alle gualchiere di Remole; si tratta di un complesso di archeologia industriale, destinato alla "gualcatura" o follatura dei panni di lana, del quale rimangono due torri e alcune strutture murarie merlate, appartenenti attualmente all'Amministrazione Comunale di Firenze.
Situate presso l'Arno allo scopo di sfruttare l'energia idraulica fornita dalla corrente fluviale, le gualchiere di Remole erano in uso probabilmente a partire dal XIV secolo.
Proseguendo lungo la SP 1 si giunge a Rosano dove, prima dell'abitato, sulla destra, sorge l'abbazia benedettina di Santa Maria, fondata, secondo la tradizione, nel 780 e documentata dal secolo XI come donazione dei Conti Guidi. Il complesso presenta interventi architettonici risalenti ai secoli XIII, XVI e XVIII. L'interno della chiesa è stato riportato alla primitiva struttura medievale dopo l'ultima guerra; nell'abside cinquecentesca è collocato il trittico raffigurante l'Annunciazione con i Santi Lorenzo, Benedetto, Giovanni Battista e Nicola (1434) di Giovanni del Ponte (Giovanni di Marco, Firenze 1385-1437).

Iscrittosi alla Compagnia di San Luca a partire dal 1424, l'artista operò secondo moduli stilistici improntati alla maniera del Masaccio, evidente nel plasticismo marcato e nel chiaroscuro insistito, usato per conferire maggiore rilievo alla figurazione; quest'ultima si mantiene tuttavia nel solco della tradizione pittorica tardogotica fiorentina, nel cui ambiente si era formato l'autore di questa tavola.

Si attraversa quindi l'Arno e si arriva a Pontassieve. La cittadina prende il nome dal ponte medioevale sulla Sieve, riedificato nel 1555 e lega la sua origine alla funzione di mercatale e di piazzaforte del castello di San Michele Arcangelo.

Attorno al nucleo originario duecentesco, dotato di una cerchia muraria voluta dai Fiorentini nel XIV secolo, si svilupparono i quartieri ottocenteschi. Si conservano le porte di Filicaia (a mezzogiorno), Aretina (o Dell'Orologio) e Fiorentina (a occidente); queste ultime due risalgono al Trecento.

Si attraversa il ponte mediceo toccando la frazione di San Francesco, ove sorge la chiesa barocca dedicata al Santo.

Da Pontassieve si imbocca la statale 69 in direzione di Rignano svoltando, all'altezza di Sant'Ellero, verso Reggello. Giunti nella frazione di San Donato in Fronzano, si visiti la chiesa del Santo, rimaneggiata nel Seicento e nel Settecento. Nell'interno affiorano i resti della struttura romanica originaria, con conci di arenaria e frammenti di affreschi, fra cui una Madonna col Bambino proveniente dalla bottega di Paolo Schiavo (Paolo di Stefano Badaloni, Firenze 1397-Pisa 1478).

Immatricolatosi all'Arte dei medici e speziali nel 1429, egli si formò presso la cerchia di Lorenzo Monaco e collaborò con Masolino agli affreschi della Collegiata e di Palazzo Branda a Castiglione Olona; i modi pittorici di Paolo Schiavo risultano piuttosto accostabili a quelli dello Scheggia (Giovanni di ser Giovanni, San Giovanni Valdarno 1406-Firenze 1486, fratello di Masaccio), non senza un qualche influsso dell'Angelico.

 

Da San Donato in Fronzano si prosegue per Pietrapiana e, oltrepassata la pieve romanica di Sant'Agata in Arfoli (XII-XIII secolo), affiancata da un chiostro duecentesco rimaneggiato in epoca rinascimentale, si scende verso Cancelli per visitare la chiesa romanica di Santa Margherita, che conserva un affresco della bottega di Paolo Schiavo, raffigurante una Madonna col Bambino e i Santi Luigi e Antonio.

Oltrepassata Pietrapiana si perviene a Reggello e quindi a Cascia; nella pieve di San Pietro (tardo secolo XII), preceduta da un portico su colonne e rivestita a conci di arenaria, è stato collocato, nel 1988, il Trittico di San Giovenale, di Masaccio, datato 23 aprile 1422.

Rinvenuto da Luciano Berti nel 1961 e sottoposto a un lungo ed accurato restauro, che ha permesso l'attribuzione quasi unanime della critica a Masaccio, il dipinto raffigura la Madonna col Bambino e due angeli fra i Santi Bartolomeo e Biagio (scomparto sinistro), Giovenale e Antonio abate (a destra). Proveniente dalla chiesa di San Giovenale di Cascia, patronato della ricca e potente famiglia fiorentina dei Castellani (che nella zona aveva già numerosi possedimenti) il dipinto fu collocato appunto nella pieve di S. Pietro, che offriva le adeguate condizioni conservative e di sicurezza.
E' possibile che lo stesso Vanni Castellani abbia commissionato il Trittico in un momento in cui Masaccio risulta documentato a Firenze; d'altra parte non si può escludere che il pittore, al seguito del Brunelleschi allora attivo ai lavori di San Lorenzo a Firenze, abbia in questo cantiere conosciuto Francesco di Bartolomeo, cappellano della basilica e parroco di San Giovenale di Cascia. L'opera fu probabilmente eseguita a Firenze e ivi rimase fino al 1441. Il dipinto risulta di capitale importanza per gettare luce sull'attività del giovane Masaccio, il quale mostra, soprattutto nelle figure della Vergine e del Bambino, una salda padronanza delle novità prospettiche, introdotte dal Brunelleschi, e delle conquiste raggiunte con le possibilità plastiche offerte dallo "stiacciato" donatelliano; nell'esecuzione dei santi laterali, contrassegnata da stilemi figurativi più attardati, è stata incertamente ipotizzata la mano di aiuti e collaboratori.
La medesima pieve conserva, sulla parete sinistra, un'Annunciazione affrescata da Mariotto di Cristofano (San Giovanni Valdarno 1393-Firenze 1457), pure formatosi presso la bottega fiorentina di Bicci di Lorenzo e divenuto, nel 1421, cognato di Masaccio, avendone sposato la sorellastra Caterina. E' ragionevole pensare che il più anziano Mariotto abbia esercitato qualche influenza sulla prima educazione di Masaccio, seppure limitata a un apprendistato di natura tecnica.


Abbandonata Reggello si oltrepassa l'Arno sul ponte di S. Clemente e si raggiunge Rignano sull'Arno; fuori dall'abitato si seguono le indicazioni per la pieve romanica di San Leolino (X-XI secolo), triabsidata e parzialmente rivestita a conci di alberese e pietraforte. L'interno conserva un affresco (sulla parte sinistra) con sinopia, riferibile a Cenni di Francesco; sull'altare di destra si colloca l'affresco staccato, che raffigura la Madonna della Consolazione, opera di Bicci di Lorenzo, proveniente dal demolito Oratorio di Sezzano. Degno di menzione è pure il pregevolissimo fonte battesimale di terracotta invetriata raffigurante alcuni episodi della vita di S. Giovanni Battista, opera di Santi Buglioni e bottega (1520 circa).

Rientrando a Rignano e seguendo l'indicazione per Bombone, si imbocca la strada che conduce alla chiesa di San Cristoforo in Perticaia, il cui interno conserva un trittico (1370 circa) ritenuto autografo di Cenni di Francesco e collocato sulla parete destra.

Da Rignano si segue la SS69 di Val d'Arno in direzione di Incisa e si svolta a destra in direzione della "Mariapoli" di Loppiano. Declassata a prioria nel 1786, la Chiesa dei Santi Vito e Modesto, di originario impianto romanico (XII secolo), dovette subire numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli; i lavori interessarono le colonne, rivestite a conci di arenaria e ora inglobate nei pilastri, e il paramento murario a intonaco che ricopre il sottostante filaretto. Sopra un altare dedicato alla Madonna, nella navata sinistra, si scorge la tavola raffigurante la Madonna della Cintola con San Tommaso e sei angeli, dipinta e firmata da Francesco d'Antonio (1427 0 1429) in una fase in cui l'artista si accosta ai modi di Masolino - ravvisabili nella traduzione iconografica degli angeli reggicortina - e dello stesso Masaccio, per la tipologia fisiognomica della Vergine, dal volto diafano e impassibile; la figura, ritratta frontalmente in solenne ieraticità, promana un fascino che richiama le madonne masaccesche del Trittico di San Giovenale e della Sant'Anna Metterza.

Ridiscesi nel borgo di Incisa in Val d'Arno si raggiunge in breve il municipio, a fianco del quale sorge la parrocchiale di Sant'Alessandro (iniziata nel 1786), edificata sul luogo dell'oratorio omonimo (risalente al 1591); la chiesa custodisce un trittico /quinto decennio del Quattrocento), collocato sull'altar maggiore, che rappresenta la Madonna col Bambino fra San Michele Arcangelo e San Giovanni Evangelista, di Andrea di Giusto; il dipinto, destinato in origine alla chiesa di San Michele a Morniano, rivela suggestioni cromatiche dall'Angelico e influssi masacceschi nella salda impostazione plastica e volumetrica della figura della Vergine. Andrea di Giusto fu attivo come aiuto presso la bottega di Bicci di Lorenzo negli anni 1423-1424 ed è documentato a Pisa nel 1426, insieme a Masaccio, al quale era stato commissionato il polittico da ser Giuliano di Colino degli Scarsi da san Giusto per la chiesa del Carmine di quella città.
 

Proseguendo lungo la SS69 si incontra Figline Valdarno, con la chiesa di San Francesco (documentata dal 1229 e ricostruita nel XIV secolo). Sulla controfacciata sono allogati gli affreschi raffiguranti una Crocifissione e Santi (a destra), l'Annunciazione, l'Incoronazione della Vergine (1418) e San Francesco (sulla sinistra) opera di Francesco d'Antonio (Firenze, documentato dal 1393 al 1433) vicina allo stile di Lorenzo Monaco.

Da Figline si può effettuare una breve escursione a Gaville, seguendo una strada che, diramandosi dal nuovo ospedale Serristori (seguire l'indicazione per il Museo della civiltà contadina), raggiunge la pieve di San Romolo (citata in un documento del 1030), affiancata da un campanile di epoca precedente sorto forse sul luogo di una torre di avvistamento romana. L'impianto basilicale dell'interno presenta uno spazio, terminante con un'abside semicircolare, scandito da pilastri ornati con un suggestivo apparato scultoreo di capitelli antropomorfi, zoomorfi e fitomorfi; in una sala che si affaccia sul chiostro quattrocentesco è allogata una tavola raffigurante San Cristoforo, attribuita a Bicci di Lorenzo (Firenze 1373 - Arezzo 1452). L'artista si formò presso la bottega paterna, insieme ad Andrea di Giusto e allo Scheggia e si iscrisse alla Compagnia di san Luca nello stesso anno (1424) in cui entrò a farne parte lo stesso Masaccio.

Ritornando verso Figline si prosegue sulla statale 69 in direzione di Arezzo e si Giunge a San Giovanni Valdarno, prima località situata in territorio aretino.
 

(I testi sono a cura di Antonio Ugolini)

 

 

 

 

Pubblicato il 17/4/2014

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